L’Annurca non va solo raccolta, ma a
differenza delle altre qualità di mele va trattata, protetta e
selezionata. I tempi della lavorazione delle mele annurche sono tre,
in una prima fase le mele sono disposte in doppio strato con la parte
bianca sopra. In questa fase avviene l’arrossamento, favorito dal
tempo umido coperto. La seconda fase inizia dopo circa 30 giorni
dalla prima. I melai acquistano spessore (cm. 45-50 al centro) e
contengono 2-3 quintali di frutti per metro lineare. I melai sono
posti particolari dove le mele Annurca, raccolte prevalentemente nel
mese di ottobre (4-5 ottobre), sono depositate per diventare Annurca
al 100%. Le mele sono messe, con molta cautela, in panieri foderati,
poi in ceste, alternate con strati di paglia, e trasportate al
“meglio†o luogo di deposito.
La raccolta e il trasporto devono
avvenire col tempo asciutto e le mele non possono essere bagnate
neanche di rugiada. La giacenza delle Annurca dura nei melai fino ai
freddi forti (dicembre-gennaio). La terza fase prevede che le mele
residue, dopo accurate selezioni che sono eseguite ogni 15 giorni da
personale specializzato, si dispongono in mucchi di maggiore spessore
rispetto ai precedenti (sino a m. 1).
Il trattamento dura fino a
marzo senza ulteriori operazioni, salvo la copertura con paglia per
ridurre al minimo la perdita di peso. I melai sono luoghi riparati
dal sole e dalle intemperie e sono scelti dagli agricoltori con
particolare cura. Una produzione altamente qualificata in Campania è
realizzata nel Casertano (Maddaloni) e nel Sannio (Sant’Agata dei
Goti). Si calcola che ogni mela debba essere manipolata, in gergo
“passataâ€, in media ogni 8-15 giorni; pertanto nel periodo che le
mele restano all’aperto in strati sottili (da metà ottobre a fine
dicembre) vengono ad essere lavorate da quattro a sei volte, a
seconda dell’andamento stagionale; infatti, con tempo sciroccoso
vanno ripassate più spesso. La mela Annurca, negli ultimi anni, è
diventata un vero e proprio fiore all’occhiello per la Campania e
il Sannio in particolare.
Ma come si riconosce una mela Annurca? La forma deve essere piuttosto globosa, un poco
depressa e schiacciata, costante e simmetrica, il peduncolo lungo un
centimetro, il colore dal verde al giallo e poi rosso vivo, con
striature intensamente colorate; macchie e larga aureola rugginosa
intorno al peduncolo; la polpa bianca, soda, croccante, piuttosto
resistente, ma succosa, il sapore zuccherino, leggermente acidulo e
con leggero profumo particolare; la pezzatura media, piuttosto
uniforme, con buccia liscia, molto resistente ed
elastica. Sopporta ottimamente la manipolazione ed i trasporti. Un
grande lavoro dietro ad un piccolo frutto che abbina la genuinitÃ
dei terreni e dell’aria delle nostre terre all’arte agricola dei
nostri contadini.
Dalla mela Annurca, negli ultimi tempi, si sta
realizzando, oltre al sidro squisitissimo, anche un’ottima grappa.
27 gennaio 2007
La Mela Annurca, un gioiello campano.
Nel 1950 Giuseppe Fiorito, con la collaborazione dello stabilimento tipografico ramo editoriale degli agricoltori di Roma, ha pubblicato un interessante opuscolo che tratta in maniera interessantissima della mela Annurca, il titolo dell’opuscolo è: “Annurche e Sergenti nei melai della Campaniaâ€. L’opuscolo è in mostra presso il MEG (Museo Eno Gastronomico) in Solopaca.
Leggendo il libro si nota immediatamente che la mela Annurca non è una semplice mela, ma un’arte applicata alla raccolta e al trattamento del pomo campano famoso in tutto il mondo.
Nota: Meg Communication MEG Corso Cusani,114 - 82036 Solopaca
– tel. 0824.977901 – fax 0824.313674 e-mail: museomeg@gmail.com