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Prodotti del territorio

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Fagiolo all'occhio di Brebbia

Il Fagiolo all'occhio è l'unico autoctono del vecchio continente. La sua coltivazione era conosciuta nel territorio di Brebbia già a pratire dal I secolo. Consumato fin dall'antichità, deve il nome attuale a una macchiolina rotonda e scura presente al centro della sua concavità. Si racconta, infatti, che il console romano a Milano, in visita alle legioni disposte lungo le sponde del Verbano, si fermò proprio a Brebbia e donò dieci giare contenenti i semi di questa coltivazione

Il fagiolo prese piede col tempo nelle verdi campagne della zone e si diffuse rapidamente, spodestato poi dall'arrivo della concorrenza d'oltre oceano, considerato più redditizio a discapito della qualità.

Soltanto di recente, grazie all'impegno dell'amministrazione, la comunità di Brebbia ha intrapreso un processo di reintroduzione dell'antica coltivazione del fagiolo.


L'idea di recuperare una tradizione come questa ha interessato anche la condotta Slow Food della provincia di Varese che ha ritenuto opportuno costituire intorno al "fagiolo di Brebbia" una comunità di cibo. La collaborazione con i produttori ha poi permesso di individuare delle regole precise che sono state poi raccolte in un apposito disciplinare.


Il Fagiolo all'occhio di Brebbia viene coltivato secondo i principi dell'agricoltura pulita, vale a dire senza nessun utilizzo di concimi chimici, diserbanti e insetticidi. Tutte le attività, dalla semina alla raccolta, sono effettuate in modo tradizionale e nel pieno rispetto del disciplinare di coltivazione, utilizzando il prezioso "olio di gomito".


I Fagioli di Brebbia sono ricchi di fibre, proteine e gusto i fagioli hanno avuto alterne vicende nella storia della gastronomia. Grazie alle loro proprietà nutritive e al gusto sapido e corposo, furono considerati afrodisiaci oltre che adatti alla cosmesi femminile. Con le invasioni barbariche cominciò una contrapposizione, destinata a durare a lungo, tra la carne, alimento nobile e costoso destinato alle mense dei ricchi e i fagioli, umile e semplice cibo dei contadini, ignorato o disprezzato dall’alta gastronomia, ma considerato la “carne dei poveri” per il suo enorme valore nutritivo. Allora era solo un'intuizione nata dall'esperienza, oggi sappiamo che ben il 24% del contenuto di un fagiolo secco è formato da proteine e il 48% da glucidi.

I legumi, ed in particolare i fagioli, venivano utilizzati nelle nostre campagne con particolare frequenza, ed in alcuni casi anche quotidianamente. Quasi tutti potevano essere essiccati e, grazie alla loro conservabilità, utilizzati anche in inverno, quando i prodotti freschi disponibili erano veramente pochi. Per questi motivi nelle campagne tra il granturco vi erano sempre diverse coltivazioni di fagioli, che venivano consumati direttamente dai produttori sia come baccelli immaturi che come semi freschi o secchi.

Ma le sue qualità dietetiche non si fermano qui: rispetto alla carne contiene un minor numero di grassi e una maggiore quantità di lecitina, una sostanza capace di sciogliere i grassi che si accumulano nel sangue.





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